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450+ Recordings ∙ 40 Years of Music History ∙ 1986 - 2026
450+ Recordings ∙ 40 Years of Music History ∙ 1986 - 2026

Language

450: NITE BJUTI. Minwi

Intakt Recording #450 / 2026

Candice Hoyes: Vocals, Pedals, Lyrics
Mimi Jones: Bass, Vocals, Pedals
Val Jeanty: Drums, Electronics

Recorded live May 6, 2023, at NUBLU, New York, NY,by Caio Carvalho.

Original price CHF 12.00 - Original price CHF 30.00
Original price
CHF 30.00
CHF 12.00 - CHF 30.00
Current price CHF 30.00
Format: Compact Disc
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Candice Hoyes, Mimi Jones, and Val Jeanty—the visionary forces behind Nite Bjuti—are architects of a new New York sound. United by a boundary-pushing spirit, they fuse turntables, rhythmic bass, and poetic lyricism to honor the community and lineage of the Caribbean diaspora. Born from reflections on love and communal resilience, Minwi looks toward a future rooted in empathy and mutual care. They treat the creation of 'home' as an ongoing, collective practice—a necessary response to the systemic challenges and displacement currently facing Black, Brown, and immigrant communities across the globe. As Karen Gabay says in the liner notes: "This album is a rarity in the 21st century” and in a statement accompanying the album, guest flautist Nicole Mitchell declares that "What Candice, Val and Mimi are doing with Nite Bjuti will be imprinted into the history of this time and space for Black women across the Atlantic (...) This is not a group climbing for recognition. This is a collective with a soulful mission." We proudly and joyfully welcome Nite Bjuti to the Intakt Records family!

Album Credits

Cover art photo: Maciek Jasik
Graphic design: Fiona Ryan
Liner notes: Karen Gabay
Photos: Maciek Jasik

All compositions by Nite Bjuti. Recorded live May 6, 2023, at NUBLU, New York, NY,by Caio Carvalho. Mixed and mastered in February 2026 by Tyler McDiarmid. Produced by Candice Hoyes, Val Jeanty, Mimi Jones and Intakt Records. Published by Intakt Records. Intakt Records, P. O. Box, 8024 Zürich, Switzerland.


VIDEOS

Wombfire feat. Nicole Mitchell, Live

Video by: Simon Toro

  • 5 stars: 5 (100%)
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  • 1 star: 0 (0%)
T
Tessa Souter
The New York City Jazz Record

Nite Bjuti, the visionary
Afro-Caribbean trio featuring vocalist Candice Hoyes,
with bassist Mimi Jones and percussionist Val Jeanty,
blends Haitian drum rhythms, electronics and spoken
word to create a completely original sonic experience.
Their minwi (Intakt), already nominated for the German
Record Critics’ Award Quarterly Critics Choice,
envisions a future rooted in empathy and mutual
care.

Y
Yves Tassin
Jazz Mania

« Night Beauty », ici orthographié « Nite Bjuti », est un très vieux conte populaire haïtien qui raconte l’histoire d’une jeune défunte dont le squelette s’est mis à chanter dans « l’au-delà ». Il a inspiré le patronyme de ce trio new-yorkais atypique composé de trois jeunes femmes : Candice Hoyes (textes, chant, incantations, spoken word), Mimi Jones (basses) et Val Jeanty (percussions). En renfort sur ce nouvel album, outre les effets électroniques activés par le trio, on retrouve la jeune trompettiste d’origine espagnole Milena Casado et la flûtiste new-yorkaise Nicole Mitchell.

On le devine, la musique du trio, largement improvisée, rend hommage à la culture caribéenne dont ces trois musiciennes sont les héritières et à laquelle elles empruntent la mise en son et en mots, traduite par des percussions, des basses et des textes caractéristiques.

« Minwi » constitue leur deuxième œuvre. Il succède à un album éponyme que nous avions repéré, paru il y a trois ans sur le label Whirlwind. Celui-ci a pris son envol lors d’une longue jam qui s’est achevée à minuit, un mot écrit « Minwi » en Créole. En neuf étapes, le trio y souligne sa volonté de nous emmener en dehors des sentiers battus, ceux que l’on emprunte avec la soif de la découverte, sans aprioris. Un bel acte d’empathie et de solidarité!

https://jazzmania.be/nite-bjuti-minwi/

R
Riccardo Talamazzi
Off Topic Magazine

Compare un nuovo mondo immaginario e misterioso nella musica delle Nite Bjuti. Minwi appartiene alla storia dell’evocazione spiritica, alla comunicazione oracolare, alla possessione sciamanica. È una botola segreta che accede verso un passaggio sonoro sfuggente alle comuni tassonomie, dove spiritual jazz, memoria diasporica – in questo caso caraibica – improvvisazione radicale e tensione politica convergono in un’unica congettura dinamica. Nite Bjuti non lavora dentro il linguaggio della contaminazione — parola spesso abusata — ma all’interno di una pratica di metamorfosi continua, agendo come un’orchestra del tempo perduto, capace di convocare presenze, genealogie e immaginare futuri possibili. Questo trio tutto al femminile non cerca di sedurre l’ascoltatore ma piuttosto lo inizia. Minwi è il secondo lavoro dopo l’omonimo Nite Bjuti (2023) – leggi qui – ma in questo caso l’album si muove come una liturgia notturna – il titolo in lingua creola significa infatti mezzanotte – proiettando l’ascoltatore al cospetto di una seduta di channeling con tre sacerdotesse che parlano agli spettri.

L’album sembra custodire una memoria antica e, nello stesso gesto espressivo, indicare qualcosa in più che è ancora oggetto in divenire. Il suo sound è intricato e debordante ma non si riduce a qualcosa di gratuitamente caotico. Piuttosto lo descriverei come una trama mobile di pulsazioni elettro-acustiche che si animano nell’ombra, con bassi tellurici, ampi spazi di silenzi e vocalità che salgono come invocazioni e poi si frantumano in sussurri. Qui il gergo sedimentato del jazz viene non solo smontato e ricomposto con un’attitudine che ha qualcosa di nobile e irriducibile, ma richiama – e forse questo è tra gli elementi più importanti – la fedeltà all’idea del rischio e della liberazione come necessità estetica. Non si pensi ad una traduzione musicale troppo cerebrale, al contrario, Minwi respira carne, desiderio, ferite, echi degli antenati come se ogni improvvisazione portasse dentro una biografia emotiva. Ecco, parliamo di questi antenati. Soprattutto le ultime generazioni di jazzisti – penso, come primo impulso, ad Immanuel Wilkins, vedi qui – sembrano coinvolti in questo recupero non tanto e non solo per riallacciarsi alle loro antiche tradizioni culturali ma per cercare veri e propri legami di sangue, quel genotipo originario sradicato dalle terre naturali ed importato a forza nelle Americhe. Non vedo, però, in queste rivendicazioni d’orgoglio, alcun motivo di rimostranza e di contrapposizione. Emerge bensì un tentativo più inclito rispetto ad un inutile perdono che spinge verso l’acquisizione di sentimenti e pensieri migliori. Gli agatodemoni che possiedono le tre musiciste di Nite Bjuti – ricordo che queste sono Val Jeanty alla batteria e suoni elettronici, Mimi Jones al contrabbasso e Candice Hoyes alla voce principale – suggeriscono loro, infatti, di superare la grettezza, l’aggressività gratuita e i desideri di sopraffazione verso il prossimo, non dimenticando che il mondo femminile nero, dalla deportazione in poi, è stato quello da sempre più segregato e che ha dovuto patire il maggior carico di sofferenza. Il fascino di Minwi consiste in una musica che non segue una direzione logica ma si sviluppa egualmente in modo euristico, per tentativi, deviazioni, illuminazioni improvvise, laddove ogni brano è sempre una singolare scoperta. L’album evoca immagini che sfiorano le oleografie africane ma queste non fanno parte di un esotismo illustrativo, sono invece apparizioni mentali, memorie sonore che si attivano per allusioni e simbolismi. Qui agisce una sensibilità acutamente femminile, ancestrale, non folklorica, che sa risalire alle fonti per abbeverarsene. Nite Bjuti sembra avere un terzo occhio – abbondantemente citato nei testi – una facoltà di vedere la musica come pratica visionaria.

Per questo le composizioni paiono talvolta provenire da un altrove, come se il trio intercettasse invisibili particelle-onda fantasmiche. Siamo al cospetto di una bellezza ruvida, fatta di colori agri, timbri abrasivi, dissonanze graffianti. Eppure dalla materia aspra emerge spesso un senso di appagato abbandono, una dolcezza inattesa. E in effetti questo è il paradosso più riuscito dell’album che riesce ad essere severo e accogliente, inquieto e consolatorio. La musica non indulge nel lamento ma sa trasformare la vulnerabilità in un desiderio di forza collettiva. Minwi riesce quindi a sottrarsi tanto al revivalismo quanto all’afro-futurismo di maniera. Non reinterpreta le radici, non promette utopie, ma pratica possibilità. In questo senso ribalta anche molta retorica sulle musiche afro-diasporiche – identità, tradizione, avanguardia – restituendo la dovuta complessità e lo specifico peso storico. La dimensione ritmica, poi, merita un discorso a parte. Le percussioni più che avere un ruolo d’accompagnamento, sono la vera architettura edificante dell’album. Supportano il peso delle tradizioni ritualistiche con i loro moti di d...

R
Rigobert Dittmann
Bad Alchemy Magazin

„...wird sich in die Geschichte dieses Zeitalters für schwarze Frauen jenseits des Atlantiks einprägen.“ Hm. Schön wär's. Doch zwischen der nach eigenem Dafürhalten weltbewe­genden Macht von Musik und ihrer totalen Kommerzialisierung und ihrer Ohnmacht be­steht doch eine gewisse Diskrepanz. Dennoch schenken NITE BJUTI und Minwi (Intakt #450) Hoffnung und Trost. Candice Hoyes: Vocals, Pedals, Lyrics, Mimi Jones: Bass, Vo­cals, Pedals und Val Jeanty: Beats, Electronics sind in New York City als „musikalische Alchemistinnen“ verbunden in Caribbean lineage. Hoyes als Hija jamaikanischer Eltern hat als Stimme bei Sadah Espii Proctors "adrift" und mit Rotary Connection 222 in Chicago Erstaunen hervorgerufen. Jones, aufgewachsen in der Bronx, lehrt an der Berklee School of Music, spielt im Leap Day Trio und offeriert ihre Musik auf Hot Tone Music. Jeanty stammt aus Haiti, verbindet in ihrem 'Voodoo-Electro' Sound und Spiritualität, spielte mit Ravish Momin als Turning Jewels Into Water und vermittelte schon mit „KāFOU“ [Cross­roads] und der Harfinistin Cassie Watson Francillon „true musical alchemy of the Black American experience“ – 'Minwi' bedeutet Mitternacht in Kreol. Hier erklingt ein lustvolles Crawling & Crying im Dank an Octavia Butler ('Ode to Octavia'). Sapodilla als 'Madeleine' weckt die Erinnerung an ihre Roots und ihr Erbe ('Roots Legacy'). Sie erinnern als 'Blaxk Mermaids' mit „kinky afro“ an jene, die lieber ertranken, als sich versklaven zu lassen. Zu noch kleinen Trompetenkaskaden von Milena Casado schwärmt und kichert Hoyes von Chefchaouen, der 'Blauen Perle' Marokkos ('Chefchauen Blu'). Sie ruft „Let's find the joy that only we deliver“, reimt graditude auf sacred negritude ('Piezoelectricity Girl'), erinnert sich an „The first words I ever read“ ('Hijas'), visioniert Sterne, repetiert „I cannot be cor­rected / I cannot be rejected / I am naturally perfect“ ('Burf Myself'). Sie verkündet zu Clap­ping: „I’ll birth myself“, sie stöhnt und genießt Hibiskus als Midnight Drink ('Choeback'). Bei 'Wombfire' flötet zuletzt noch Nicole Mitchell mit Nite Bjuti. Mich erinnert das an die Negrophilia und den Nu Sound auf Thirsty Ear in den jungen Jahren des Millenniums. Der Bass als Schlagader inmitten von Myriaden Beats und Noises, mit Hoyes als Tochter, als Medium, als Nixe, als Mama, die in sich Leben mit Feuer und mit Candies nährt. Toll! [BA 133 rbd]

P
Peter Badore
WAYO fm Radio / Other Aspects

Other Aspects 4/26/26

Feature: "The Eerie Glow of Jellyfish" performed by LDL (2024).

John Tchicai - Frisk Baglaens
Claude Lawrence Trio - The Clock
Nite Bjuti - Wombfire
Walt Shaw & Jim Tetlow - Smudging the Tundra
Alexander Hawkins - Lullaby Much Further
Marilyn Crispell & Anders Jormin - For the Children
Satoko Fujii & Myra Melford - Pairs
LDL - The Eerie Glow of Jellyfish
The Group For Contemporary Music - Chamber Variations
Robert Fripp - ICA Loop I & Solos
McPhee/Edwards/Kugel - Song For Cecil
McPhee/Edwards/Kugel - Just To Wait
McPhee/Edwards/Kugel - Images in Mind
Lazro/Leandre/Lovens - Temps du Corps 3
Goal Weight - Pyrex Messiah
Amanda Irarrazabal - Illustraciones
Jeff Lederer - Forms & Sounds, Mvt. 2

https://wayofm.org/node/17658