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450+ Aufnahmen ∙ 40 Jahre Jazzgeschichte∙ 1986 - 2026
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250: SCHLIPPENBACH TRIO. Features

Intakt Recording #250/ 2015

Alexander von Schlippenbach: Piano
Evan Parker: Saxophones
Paul Lovens: Drums


Ursprünglicher Preis CHF 12.00 - Ursprünglicher Preis CHF 30.00
Ursprünglicher Preis
CHF 30.00
CHF 12.00 - CHF 30.00
Aktueller Preis CHF 30.00
Format: Compact Disc
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FEATURES - Charakterzüge, Wesensmerkmale, Eigentümlichkeiten. In besonderem Masse offenbaren diese Aufnahmen die Grundcharakteristika und zugleich auch die Vielgestaltigkeit der Musik des Schlippenbach Trios. Nennen wir es also ein «vorläufiges Resümee» oder eine Zwischenbilanz. Auf jeden Fall wird hier etwas ausgebreitet vom Facettenreichtum der erspielten Möglichkeiten - mit Besonnenheit, Verve, Reife und Weisheit.

DIE DARSTELLER: Drei Musiker, die seit rund fünfundvierzig (!) Jahren in dieser Trio-Konstellation zusammenarbeiten, dabei beständig bestrebt, im Prozess spontanen Spiels etwas zu entwickeln, das als wert und wichtig wahrgenommen werden kann und trotz seiner flüchtigen Existenz «gültige» Qualität besitzt.

DAS SPEKTRUM der Aufnahmen entfaltet sich zwischen Furor und Elegie. Es reicht von energetischen, vorwärtsdrängenden Stücken über ruhig-gelassen daherkommende Passagen und balladeske Stimmungen bis zum Versinken im Klang, in der Stille.

DIE MAGISCHE CHEMIE DES TRIOS beruht auf der langen Zusammenarbeit, dem intuitiven, augenblicklich reaktionsschnellen aufeinander Hören und Interagieren wie auch auf der Entsprechung, der sich gegenseitig ergänzenden und herausfordernden Charaktere - ein Glücksfall. Alexander von Schlippenbach spricht gern vom «Impetus des Musizierens». Impetus meint Antrieb, Anstoss, Ungestüm, Schwung, Temperament. Die Devise lautet: nicht stillstehen, weiter an der Musik feilen, an ihren feinen Details arbeiten, an ihrem Fluss, ihrer inneren Kraft, auf dass sich grösste Begeisterung und grösste Klarheit einstellen.
(aus den Linernotes von Bert Noglik)

Album Credits

Graphic design: Jonas Schoder
Photo: Caroline Forbes
Liner notes: Bert Noglik

Music by Alexander von Schlippenbach, Evan Parker and Paul Lovens. Recorded Dec. 11, 12, 2013 by Martin Pearson for Radio SRF and Intakt Records at Radiostudio Zürich. Mixed and mastered by Martin Pearson. Produced by Intakt Records, Patrik Landolt

  • 5 stars: 25 (100%)
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R
Rosarita Crisaft
All About Jazz Blog

Una formazione leggendaria e portabandiera della via europea del jazz: il trio del pianista Alexander von Schlippenbach assieme a Evan Parker e Paul Lovens. Dopo più di quattro decenni continuano a stupire per la loro freschezza musicale. In Warsaw Concert si ascolta una lunga suite di 51 minuti, registrata dal vivo a Varsavia il 16 ottobre 2015, più una breve coda: l'eccezionale documento sonoro che fotografa lo stato dell'arte del trio negli anni 10.

Nulla è stato deciso prima del concerto, come riportano le note di copertina del CD. Si scorre lungo un flusso improvvisativo ricco di invenzioni. Il risultato è una composizione istantanea in cui si stratificano e si avvicendano melodie liriche, contrasti ritmici, momenti di densità virtuosistica o aree sonore più rarefatte in uno spettro coloristico assai ampio che esplora ogni registro e diversi timbri sui singoli strumenti.

Un oceano ricco di suggestioni in cui si riconoscono all'orizzonte i temi di "Miss Ann" e "Out of There" di Eric Dolpy e "Marcia di Saturno" dello stesso von Schlippenbach, immersi nel perfetto interplay del trio dal suono inconfondibile. Prova magistrale per questo ensemble di fuoriclasse che ha tutte le caratteristiche per poter diventare un nuovo classico dell'avanguardia.

https://www.allaboutjazz.com/warsaw-concert-alexander-von-schlippenbach-trio-intakt-records-review-by-rosarita-crisafi

J
Jean Buzelin
Cultur Jazz Magazine

Le Schlippenbach Trio est un groupe de briscards de la free music, le pianiste et ses compères Evan Parker (ténor sax) et Paul Lovens (batterie) jouent ensemble depuis 45 ans ! Mais les uns comme les autres ont évolué et pris du recul ; ce n'est plus le free dévastateur des années 70, et leurs quinze pièces directement improvisées sont à la fois très différentes et parfaitement cohérentes. On appréciera particulièrement le jeu lyrique et "coltranien" de Parker. Trois géants : « Features »

http://www.culturejazz.fr/spip.php?article285

G
Guido Festinese
Il Manifesto

Resistenze radicali

Anelli di resistenza al luogo comune mai concilianti, prendere o lasciare. Cosi si potrebbero definire le uscite dell'etichetta svizzera Intakt, che continua a documentare su cd istanze radicali del jazz europeo, non disdegnando di gettare un orecchio anche oltre oceano, dove il free jazz è ben più vivo di quanto vorrebbero farci credere. Di sicuro Alexander von Schlippenbach al pianoforte, Evan Parker al sax tenore e Paul Lovens alla batteria usata come set percussivo a tutto campo, la banalità la sfuggono come la peste. Nel set documentato su Features non aspettatevi solo torridi e incendiari muri di suono improvvisato, ma anche giochi di incastri col silenzio di gran gusto, quasi uno scheggiato percorso melodico. Un altro pianoforte assai radicale, quello della giapponese Aki Takase incontra il violino eccellente di Ayumi Paul in Hotel Zauberberg, sorta di tributo per pannelli musicali diversi allo scrittore Thomas Mann. Curiosamente tornano gli alberghi in un altro bel titolo Intakt: Hotel Grief del batterista Tom Rainey, dal vivo con Ingrid Laubrock ai sax e Mary Halvorson alla chitarra.

A
Aldo Del Noce
Jazz Convention

Reinventarsi, aggiungendo tale onere e sforzo estetico a quanto già espresso in termini (re)inventivi da parte di un trio “da battaglia”, non è impresa improba e nemmeno improbabile se tornano in gioco tre campioni del talento istantaneo: già positivamente toccati dalla precedente prova Bauhaus Dessau, riconduciamo attenzioni e ascolto verso i prodigi del trio Schlippenbach-Parker-Lovens (in questo caso intitolato al primo ma senza che ciò scalfisca l’egualitaria, intima natura di collettivo creativo).

«Il titolo di quest’album è stato scelto con attenzione» – così c’introducono, esaltando le implicazioni semantiche del concetto di Features: «Caratteristiche, qualità, peculiarità – (per noi) un linguaggio pienamente evoluto di forme sonore e ritmiche, continuamente raffinato negli anni in un condiviso processo d’improvvisazione. Lo spettro di quanto registrato s’estende dal furore all’elegia» e via così illustrando, e fuor di auto-celebrazione, in quanto non soltanto in via fiduciaria tali intenti e background sono puntualmente e coerentemente confermati nell’intensa prova a tre, articolata per lo più nella dimensione della miniatura, ferme rimanendo le estensioni immaginative d’orizzonti e sensibilità dei singoli.

Lirico, veemente, macchinoso, sottile sono tra i molti aggettivi attribuibili all’assortita sequenza delle quindici Features, distinte ed invidualizzate per tempra ispirativa e pittorico carattere.

Spregiudicata la visione di gioco e infaticabile l’interventismo della tastiera di un enorme Schlippenbach, mai al di sotto dell’eccellenza nelle sue intuizioni, sincretico e spaziante il ruolo del robusto drumming di Paul Lovens, ispirata e tattica l’inventività continua del sempre notevole Parker: le estensioni per lo più alquanto concise delle tracks non ostano una piena dismissione del senso drammatico e spettacolare del trio, pienamente rodato nel doppio circuito delle convergenze e dell’individualismo espressivo, tutti complici e al libero servizio di una macchina sonora colta, efficiente e “liberata”.

https://www.jazzconvention.net/2015/12/22/schlippenbach-trio-features/

J
Jason Bivins
Cadence Magazine

It's been quite a while since this fabled trio has Irecorded a program of such concise pieces. For Intakt's 250th release, this brilliant series of miniatures celebrates both the range of these musicians (with over four decades' playing experience) and, quite frankly, of freely improvised music. The trio has a considerable vocabulary, in terms of setting, form, and technique, and it's all on display here. After the gorgeous opener, a Feldman-like piece for solo Schlippenbach, they make their way through these distillations with clarity and sensitivity. In a darkly ponderous lower register on "Feature 2," Parker elaborates simple themes and variations, wending through Schlippenbach's billowing shapes and the woody floriculture of Lovens' kit. Each piece has this kind of balance of elements and instinct for form, and across the hour there's quite a variety of settings: squeaks and jabs capped off by rapidfire notes, interstellar Tristano, crystal temples and stark dissonance, frothy free jazz and abstract textural studies. Certain pieces, like "Feature 13" conjure up specific imagery, here a ticking clock in mutant minuet, while others follow some strange unison, as with the tense wind-up and wind-down of "Feature 14" with each player going in different directions, or the abstract balladry of "Feature 7." While the aggregate is marked by a sense of understatement that accentuates the structure and logic of these incisions, the impression of the record as a whole is as if they've taken one of their marathon pieces, mapping it out and isolating its fast-moving changes, making of each element a discrete piece. Satisfying, and recommended in every way.

E
Edwin Pouncey
Jazzwise Magazine

The trio of Schlippenbach, Parker and Lovens has been a working unit (albeit intermittently) for the past 45 years, a relationship that has seen them constantly exploring their collective sound and the spaces where they choose to play together. Made up of 15 'Features' (hence the title of the album), these studio recordings alternate between calm and turbulence, meditation and mania. Akin to strolling through a white walled sonic modern art gallery, your ear is occasionally drawn to a particularly vivid piece of playing ('Feature 6') or encouraged towards a more playful train of thought ('Feature 8') as Lovens makes gun shot cracks emit from his kit, while Schlippenbach and Parker lose themselves in some intricate Coltrane inspired interplay. The musical chemistry at work here remains refreshingly volatile, producing enough shimmering gusts of free jazz action to send an icicled thrill down even the most seasoned listener's spine. Don't be put off by the somewhat glum expressions of the trio in the accompanying booklet photo, there is much here to be glad about.

J
John Fordham
The Guardian

Schlippenbach Trio: Features review – improvised by master crafstmen

The trio of Alex von Schlippenbach, saxophonist Evan Parker and drummer Paul Lovens are nowadays that enemy of free-improv purity: an institution (the three have played together for 45 years). But if they can almost unerringly read each other’s minds, their methods have never hardened into habit, and their work over the decades has immense variety. There are 15 numbered Features here, and they are tautly concise, and often defined by improvised openings by one or other participant that shape their developing character. Feature 1 begins very melodically, developing with logical rigour and ends on a haunting multiphonic sustained tone. Some pieces weave Parker’s nimble mid-range tenor sax lines through percussive backdrops of banging chords and Lovens’ light, scuttling patterns; some are soft and ballad-like. Feature 6 highlights Schlippenbach as a brusque romantic; Feature 8 sounds like jazzy call-and-response; Feature 11 is a tone poem for Parker’s remarkable textural palette. It’s unpremeditated music executed by master craftsmen.

https://www.theguardian.com/music/2015/aug/06/schlippenbach-trio-features-review

B
Ben Taffijn
Draai om je oren

Laten we een keer de regels overtreden en deze goede wijn voor de verandering eens wel een krans geven, dat mag wel na 45 jaar! Daarmee doel ik op 'Features', de nieuwe cd van het Schlippenbach Trio. De titel is niet toevallig gekozen, zo schetst het cd-boekje. Dit album is een soort van staalkaart van 45 jaar samenspel van pianist Alexander von Schlippenbach, drummer Paul Lovens en saxofonist Evan Parker. Niet dat de heren van plan zijn te stoppen, gelukkig niet, maar 45 jaar samenspelen verdient natuurlijk wel een feestje, of een krans.

De grote kracht van dit trio ligt in die lange ervaring met elkaar. De heren, alle drie grootmeesters in de vrije improvisatie, zijn - en dat is vanaf de eerst noot duidelijk - volledig toegewijd aan hun gezamenlijke missie: "Nicht stillstehen, weiter an der Musik feilen, an ihren feinen Details arbeiten, an ihrem Fluss, ihrer inneren Kraft, auf dass sich grösste Begeisterung und grösste Klahrheit einstellen." Aldus Bert Noglik in datzelfde cd-boekje.

Wat deze heren kunnen, is dingen laten gebeuren. in 'Feature 7' zit ongeveer evenveel muziek als stilte. De klaterende loopjes van Von Schlippenbach die hij uitgebreid laat na-ijlen. De weinige, maar gerichte slagen van Lovens. En dan Parker, die op tenorsax er bijna voorzichtig bijkomt. Pure poëzie wat hier gebeurt. Ook 'Feature 11' is zo'n wonder van subtiliteit. De ijle, mistige klanken van Parker en het ritselende spel van Lovens op de bekkens vormen een boeiend geheel, waar Von Schlippenbach zijn noten tussen strooit. En natuurlijk laat Parker op gezette tijden horen waar hij met zijn circular breathing-techniek toe in staat is, bijvoorbeeld in 'Feature 3'.

Ook dit album is dus weer een waardige schijf in wat gerust een eindeloze reeks mag worden. Ga zo door heren!

http://www.draaiomjeoren.com/

C
Carlos Navarro Acosta
Rockaxis

Evan Parker es uno de los músicos más versátiles entre sus contemporáneos, como lo demuestra su incursión en diversos estilos que van desde el free jazz y la música contemporánea hasta la electrónica y el rock experimental. Ha colaborado con músicos de talla mundial: Michael Nyman en lo docto; Squarepusher en la electrónica de vanguardia y hasta con bandas consagradas del rock alternativo como Spiritualized.

Una nueva mixtura de estilos se lleva a cabo en este disco compuesto por quince composiciones, todas llamadas 'Feature' con su respectiva numeración. En ellas, el saxofonista británico hace gala de su exquisita técnica en el saxo tenor, atravesando el álbum con ejecuciones que van desde el free-jazz más desenfrenado hasta aquellas piezas dotadas de cierta elegancia y distinción, que lo emparentan con el jazz de álbumes imprescindibles del género: "Kind of Blue" de Miles Davis o el suave sonido de composiciones como 'Naima' de John Coltrane.

Es claro que no solo Parker es la estrella de este Schlippenbach Trio, sino que también los demás integrantes: los alemanes Alexander Von Schlippenbach en el piano y Paul Lovens en batería, quienes conforman una de las bandas más antiguas que se encuentran vigentes dentro de la esfera de la libre improvisación. Vienen tocando juntos desde hace más de 40 años, lo cual fue corroborado con el lanzamiento de "First Recordings" (2014) de Trost Records, edición que da cuenta de grabaciones realizadas en 1971.

Musicalmente, el registro se puede dividir en improvisaciones en que el sonido pertenece a la música docta, tal como la pieza 'Feature 1', en que el piano es un oscuro y único protagonista; o en otras como en las creaciones '5, 11 y 13', en que existe un abstracto diálogo entre el piano y la batería. También se puede percibir el alma del jazz clásico en 'Feature 7' y en la siguiente, 'Feature 8'.

Existen otras de carácter intermedio como 'Feature 4', en que pareciera que el espíritu de la Segunda Escuela de Viena y sus evoluciones se llevara adelante, pero mezclado con free jazz. Así también ocurre con la breve pieza número 9 o con 'Feature 14', en la cuales claramente se puede percibir la atonalidad del piano, acompañado de las escalas precisas de Parker.

Por otra parte, hay creaciones cercanas al free jazz, tal como en 'Feature 2 y 3', en que se manifiestan los postulados que ha explotado Parker, de más de 70 años de edad, durante muchas décadas, y que se demuestran no solo en su radical sonido, sino también en sus palabras: "Espero -si es que hay un significado cultural más amplio- que las personas se encuentren como individuos, que tengan la fuerza para vivir sus propias vidas, que puedan decir lo que piensan y hablar en voz alta. Actualmente las corporaciones globales le dicen a la gente qué pensar; en lugar de eso, necesitamos que la gente piense por sí misma. Eso sería, espero, el mensaje de esta música". Vehemencia intelectual llevada al disco y que se encuentra también en el solo de saxo de 'Feature 6, 10, 12' (la cual cuenta con percusiones impresionantes) y '15'.

Probablemente no se trate de los trabajos más arriesgados de Parker, sino de un álbum reposado. Sin embargo, la importancia de "Features" radica principalmente, en la perdurable continuidad histórica de Schlippenbach Trio y, sobre todo, en la persistencia del radicalismo y el ejercicio de la libertad creativa. Pocos son los que llevan con orgullo la anarquía intelectual durante tantas décadas. Se trata, pues, de un ejemplo de hidalguía y valentía totales.

F
François-René Simon
Jazz Magazine, France

Nouveauté. Un peu paradoxal de parler de nouveauté à propos d'un trio - Alexander von Schlippenbach, Evan Parker, Paul Lovens - qui fêtera dans deux ans son quarante-cinquième anniversaire! Une existence certes intermittente, mais qui resurgit chaque hiver lors de la tournée "Winterreise". Enregistré en studio, "Features" contraste avec les précédents enregistrements du trio non seulement par l'absence de public, mais par son découpage : quinze features numérotés de 1 à 15, qui durent chacun entre un peu plus de deux et un peu plus de huit minutes. C'est donc une attention très particulière à la forme et aux formes qu'il faut prêter ici, suivant en cela les musiciens eux-mêmes on ne peut plus attentifs les uns aux autres. Le free jazz en l'occurrence impulsé s'apparenterait à une musique sinon de chambre du moins assez intime, les deux n'étant pas incompatibles si l'on en croit quelques moments de véhémence (Feature 3, 6, 10 par exemple) qui semblent naître d'un désir surgissant plutôt que d'une intention préétablie. Je mettrai en avant le jeu véritablement singulier, arythmique et non chantant de Lovens, qui réinvente la batterie comme instrument fusionnel. Von Schlippenbach, pianiste au toucher délicat qui n'exclut pas la force, promeut des espaces harmoniques et intervallaires où s'engouffrent les lignes souvent très flottantes, alternant douceur et puissance, d'Evan Parker. De la haute science et un grand plaisir.

R
Reiner Kobe
Jazz Podium Magazine

Dass das Schlippenbach Trio, die am längsten bestehende Combo des europäischen Jazz, weiter an seinem Vokabular freien Improvisierens ohne Absprachen feilt, beweist ein neues Album. Es enthält 15 Features", die Bert Noglik in den liner notes treffend mit „Charakterzüge, Wesensmerkmale, Eigentümlichkeiten" umschreibt. Diese stellen sich freilich immer wieder anders dar. Diesmal fast kammermusikalisch, da die Herausforderung der Live-Atmosphäre fehlt. Trotzdem geben sich die Aufnahmen zwischen Furor und Elegie", bieten allseits Überraschendes wie gewohnt im Kosmos freier musikalischer Assoziationen. Alexander von Schlippenbach, p, Evan Parker, ts, und Paul Lovens, dr, bewegen sich aufeinander zu und weg, zeigen keinerlei Ermüdungserscheinungen. Das Ganze reicht, so Nogliks liner notes, „von energetischen, vorwärtsdrängenden Stücken über ruhiggelassen daherkommende Passagen und balladeske Stimmungen bis zum Versinken im Klang". Interessant, dass sich unmittelbar Vergleichsmöglichkeiten mit einer der ersten Aufnahmen des Schlippenbach Trios aus dem Jahr 1972 bieten, die jüngst erstmals als „First Recordings" veröffentlicht wurden. Viel geändert hat sich bis heute nicht, lediglich das Ausloten des Instrumentariums gestaltet sich vielfach anders. Vor 43 Jahren gebar der jugendliche Elan allenfalls mehr Expressivität. Wie ohne Themen, Changes, Liedformen oder vorgegebene Metren musikalische Gedanken entwickelt und fortgeschrieben wurden in nie abreißenden Stimmungsbögen, das verlangte damals schon höchsten Respekt.

J
Jürg Solothurnmann
Jazz'N'More Magazine

Spontaneität zeichnet den Jazz aus, aber ohne jeweilige Beschränkung auf eine Auswahl würde er beliebig. Obschon ohne Absprache, spielt hier das Schlippenbach Trio "zur Sache". Die hallige Akustik des Radiostudios Zürich erzwang Zurückhaltung, die eine schier kammermusikalische Transparenz hervorruft. Schlippenbachs Solo signalisiert dies gleich zu Beginn. Parallel mit Monk und Verwandten hat auch die moderne Klassik Schlippenbachs Strukturbewusstsein geschärft, ohne dass er deswegen von Vokabular und Energie des (Free) Jazz abrückte. Vielleicht begünstigte die Aufnahmesituation Ereignisse mit nur zwei bis acht Minuten Dauer. Nichts also von den obligaten mächtigen Sets und Energiebögen. Gerade darum kann man diese CD auch Einsteigern empfehlen. Die Prägnanz der gewählten "Wesenszüge", die wie unterschiedliche Musterproben ausgelegt werden, hat einen eigenen Reiz. Trotz ihrer Kürze fehlt ihnen die organische Entwicklung nicht und die Interaktion ist präsent und lebhaft. Nach Cecil-Taylor-artigen Ballungen tauchen immer wieder melodische Fragmente und sehr sparsame und balladeske Momente auf. In den rotierenden Gesten von Evan Parkers und Schlippenbachs lebt die Repetition, eine Essenz der afrikanisch-amerikanischen Musik, in heutiger Weise fort. Lovens ist den beiden stets auf den Fersen und die drei Inputs verzahnen sich zu einem verwobenen Energiefluss.

H
Hans-Jürgen Linke
Frankfurter Zeitung

Auch Irrwege führen zu einem Ziel
Nichts geplant, nichts notiert bei diesem neuen Album: Schon seit viereinhalb Jahrzehnten spielt das Schlippenbach Trio traumhaft zusammen

Er bevorzugt immer noch den Terminus „Free Jazz“. Frei improvisierte Musik, das würde doch eher etwas Ungefähres in einem weiten Raum suggerieren und vielleicht sogar eine falsche Fährte legen. Und das tut manchmal schon das Klangbild, in dem die Musik sich organisiert, die Schlippenbach, Klavier, Evan Parker, Saxophone, und Paul Lovens, Schlagwerk, gemeinsam erfinden und spielen: Es tendiert inzwischen meist ins Kammermusikalische, mit ausgeprägter Polyphonie und einer dynamischen und klanglichen Vorgehensweise, die auf Eruptionen weitgehend verzichtet und eher behutsam-konsensuell anmutet.
Die Energie aber, die diese Musik seit 45 Jahren immer weiter und weiter treibt, ihren Fluss in Gang hält und immer wieder für Klärungsprozesse sorgt, hat ihre Ursprünge im Jazz. „Free Jazz“, das war für Schlippenbach keine vorübergehende Rebellion, sondern eine musikalische Notwendigkeit. Der folgt sein Trio seit 1970. Es ist damit das dienstälteste frei improvisierende Jazz-Trio auf diesem Planeten. Und so erschien jetzt, als 250. Produktion des Zürcher Labels intakt records, das Album „Features“.
Dass nach 45 Jahren gemeinsamer Gruppendynamik Motivationslagen wie „Provokation“ oder „Überraschung“ in der Improvisation nicht mehr im Vordergrund stehen, dürfte einleuchten. Aber was da geschieht, ist alles andere als ein routinierter Konsens. Hörbar und in der Spannung immer auch spürbar ist – neben der souveränen Unabhängigkeit und Sicherheit, mit der jeder Einzelne seine Auftritte, seine Beiträge, seine Einsprüche inszeniert – oft ein kurzes, leises Abwarten und ein traumhaft schneller Entscheidungsprozess, wie in einer neu entstandenen Situation zu agieren sei.
Die Beharrlichkeiten und der dreifache Eigensinn verbieten für das, was da geschieht, ein Wort wie „reagieren“. Die Arbeitsweise des Trios ist am ehesten vergleichbar mit der verzögerungsfreien Selbstläufigkeit einer Bluetooth-Verbindung. Das nach wie vor nicht ganz gelüftete Geheimnis, das dabei immer wieder entsteht, spitzt sich zu in der Frage: Wie stellt man es an, dass man zusammen spielt, ohne miteinander zu spielen?
Dieser Eindruck wird in einer vielfältig unterteilten Spielweise produziert, die ständig und gedankenschnell zwischen Bestätigung und Abkehr, zwischen Wartenlassen und Aufeinander-Zu-Treiben wechselt. In den Live-Konzerten des Trios, wenn als zusätzliche Reaktionsmasse ein Anteil nehmendes Publikum im Raum ist, entsteht dabei manchmal eine gemeinsam angespannte Wahrnehmung vorbewusst ablaufender Prozesse, eine Art kollektiver, extrovertierter Trance. Live-Konzerte, also unwiederholbare Ereignisse, sind übrigens der Regelfall, Tonträgeraufnahmen nur Artefakte, die Erinnerungen an Konzerte konservieren.
Bei „Features“ aber gab es kein Publikum. Das Album wurde an zwei Tagen im Radiostudio in Zürich eingespielt, während einer Club-Tournee im Winter 2013. Diese Club-Tourneen gehören seit längerem unter dem Arbeitstitel „Winterreise“ zu den Gruppenritualen des Schlippenbach Trios.
In einer anderen „Winterreise“, dem von Schubert vertonten Gedichtzyklus Wilhelm Müllers, gibt es das „Irrlicht“ und die Verse: „Bin gewohnt das Irregehen / 's führt ja jeder Weg zum Ziel“. Dieser dialektische Gedanke, dass auch Irrwege zielführend sind, weil kein Ziel präfixiert ist, ist eine Basis für das Formgefühl, das den Spielprozess des Schlippenbach Trios trägt. Das Minimum an Form, das im freien Jazz nötig ist, besteht darin, gemeinsam Anfang und Ende zu finden beziehungsweise zu produzieren. Das Trio tut dies – „zwischen Furor und Elegie“, wie Bert Noglik in den Liner Notes schreibt – so traumhaft sicher, dass man manchmal an kompositionelle Eingriffe glauben möchte. Zudem ist der Titel des Albums, Features, gerechtfertigt, indem jedem einzelnen Stück ein eigener klanglicher und motivischen Vorrat zugrunde liegt. Jedes feature hat einen ausgeprägten Charakter, eine eigene Verlaufsform, eigene klangliche Eigenschaften, eine eigene Balance und eine ganz eigene Art, zum Ende zu gelangen. Nichts davon ist notiert, nichts vorher geplant – das gehört seit je zu den unverbrüchlichen Grundsätzen im Schlippenbach Trio.
Dass gleichwohl so viel Präzision, Form und Profil entsteht, ist in improvisierenden Kontexten alles andere als selbstverständlich. Vermutlich ist die rückhaltlose Vertrautheit und die lange Gesprächs- und Spiel-Erfahrung von viereinhalb Jahrzehnten eine Voraussetzung dafür. Bert Noglik nennt das in den Liner Notes „die magische Chemie des Trios“. Wo Chemie und Magie zusammenfallen, beginnt die Alchemie.

J
John Sharpe
All About Jazz Blog

In a change of pace from their previous outing—the superb long form concert recording Bauhaus Dessau (Intakt, 2010) -the longstanding Schlippenbach Trio has created a program of 15 concise improvisations, captured during a two day stopover in Zurich during their customary winter tour schedule. Such practice stands as far from unprecedented in the unit's 43 year history. Inevitably they have mellowed since their early days (after all both pianist Alexander von Schlippenbach and saxophonist Evan Parker are over 70 now) and the palette they choose to work from appears more limited compared to say Pakistani Pomade (FMP, 1973). But that's because they have developed a collective language which allows them to say what they need and not a jot more.

Brevity precludes neither intensity or diversity. The energy hasn't gone, but it has been largely replaced by penetrating conversation. On some cuts ("Feature 3," "Feature 4") they touch on no less a number of moods than might be encountered in a more protracted performance. Of course they may not be sustained to the same degree, but there is the same level of alchemy on display via individual virtuosity placed entirely at the service of near telepathic democratic interchange. Conversely sometimes they do sustain a feeling as on the dreamy "Feature 7." Even though Schlippenbach often leads, the ensuing pieces advance as a group discussion through a variety of approaches.

At over eight minutes "Feature 10" is the longest track, and also the one which has the most distinctive structure. A squally beginning gives way to a rambunctious tenor saxophone/ drum duet which proceeds in synchronous eruptions, as Paul Lovens pushes Parker with a rumbling tattoo. Schlippenbach rejoins, then continues in percussive dialogue, with Lovens drumming now more sparse and tappy, before a fiery close in which Parker spits staccato gobbets. As a package the disc provides the opportunity to put the threesome's workings under the microscope and may particularly appeal to those who prefer to digest their improv in short elegant bursts rather than dig in for an extended session.

https://www.allaboutjazz.com/features-alexander-von-schlippenbach-intakt-records-review-by-john-sharpe